È il 30 per cento la soglia al centro del confronto sulla presenza di alunni con cittadinanza non italiana nelle classi. A sollevare dubbi sull’ipotesi di applicare il limite in modo rigido è la Cgil di Grosseto, che ha elaborato i dati del Ministero dell’Istruzione relativi all’anno scolastico 2024-25. Dalla rilevazione emerge una situazione molto differenziata tra i plessi della provincia, con percentuali particolarmente alte soprattutto nei piccoli centri dell’entroterra.
Secondo l’analisi, in diversi istituti la presenza di studenti con cittadinanza non italiana supera ampiamente la soglia indicata. A Prata si arriva al 72 per cento, mentre a Boccheggiano la percentuale raggiunge il 60,9 per cento. Seguono Monterotondo, con il 57,4 per cento, Seggiano con il 56 per cento, Montieri con il 52 per cento e Saturnia con il 50 per cento. Alla primaria di Castel del Piano il dato si attesta invece al 48 per cento. Le situazioni più rilevanti, secondo la fotografia del sindacato, si concentrano nelle aree interne della Maremma, mentre il fenomeno appare meno accentuato lungo la costa.
La posizione del sindacato
Cristoforo Russo, responsabile scuola della Camera del lavoro, e Alessandra Vegni, segretaria della Flc, contestano l’idea che la percentuale legata alla cittadinanza possa essere utilizzata come unico indicatore per affrontare le difficoltà del sistema scolastico. Il dato, osservano, non coincide automaticamente con la conoscenza della lingua italiana né permette di stabilire il livello delle competenze o le eventuali necessità di supporto degli studenti.
Il limite del 30 per cento era già previsto come indicazione generale dalla circolare del 2010 e riguarda in particolare gli alunni con cittadinanza non italiana che presentano una conoscenza limitata dell’italiano. La stessa disciplina prevede inoltre la possibilità di deroghe. Per Russo e Vegni, quindi, la discussione nazionale deve essere valutata tenendo conto delle caratteristiche concrete dei territori e della composizione delle singole classi.
Le ricadute sui piccoli plessi
In provincia di Grosseto, spiegano i rappresentanti della Cgil, un eventuale riequilibrio numerico non sarebbe una semplice operazione amministrativa. Lo spostamento degli alunni potrebbe incidere sulle distanze da percorrere, sull’organizzazione dei trasporti, sulle dimensioni delle classi e sulla tenuta dei presidi scolastici nei centri più piccoli. Le aree considerate maggiormente esposte sarebbero l’Amiata, le Colline metallifere e lo Scansanese, dove la riduzione o lo smembramento dei plessi potrebbe avere conseguenze anche sul personale.
Il sindacato sostiene che gli insegnanti già lavorino sulla composizione dei gruppi classe considerando le competenze linguistiche e le esigenze degli alunni. La richiesta, dunque, è di rafforzare il lavoro con più personale e maggiori risorse, invece di introdurre nuove rigidità basate soltanto sulla cittadinanza. Il confronto resta aperto tra l’obiettivo di favorire classi equilibrate e la necessità di preservare i servizi scolastici nei territori periferici.