Sanità territoriale

Chirurgia, il Pci chiede ai sindaci una posizione comune

Trasferimento operativo tra presidi maremmani: cresce confronto istituzionale con la Regione

Chirurgia, il Pci chiede ai sindaci una posizione comune

Il Partito comunista italiano interviene sulla riorganizzazione delle attività chirurgiche negli ospedali della provincia di Grosseto e chiede ai sindaci di superare divisioni e contrapposizioni. La posizione è stata definita al termine di una riunione del Pci dedicata alla situazione emersa dopo l’annuncio, arrivato alla fine di agosto, del trasferimento degli interventi di chirurgia complessa all’ospedale Misericordia di Grosseto.

Secondo quanto comunicato dall’organizzazione politica, negli ospedali di Massa Marittima, Orbetello e Castel del Piano resterebbero le attività chirurgiche medio-complesse legate a specifiche vocazioni. A intervenire sono Valter Cioni, della segreteria del Pci delle Colline Metallifere, e Daniele Gasperi, della segreteria provinciale del partito, che chiedono un confronto considerato necessario con l’Azienda sanitaria e con la Regione.

Il confronto sul riassetto

Il Pci richiama la mozione approvata all’unanimità a maggio dal Consiglio comunale di Massa Marittima, in una seduta aperta alla cittadinanza, e la considera una possibile base per avviare un dialogo costruttivo. Nel documento viene ricordata anche la raccolta di 2.000 firme promossa per il ritorno a un Distretto sociosanitario delle Colline Metallifere, iniziativa alla quale il partito afferma di aver partecipato.

La richiesta centrale è che la tutela della salute venga affrontata senza contrapposizioni di appartenenza politica. Per il Pci, eventuali riduzioni o rimodulazioni dei servizi motivate dal contenimento dei costi dovrebbero essere precedute da un piano concreto e condiviso con i territori. La nota denuncia inoltre una precedente diminuzione dei servizi e dei posti letto e sostiene che le Case della salute, oggi denominate Case di comunità, non avrebbero ancora prodotto le risposte attese.

Il ruolo dei sindaci

Nel documento vengono sollevati dubbi anche sul metodo seguito nel confronto istituzionale. Il Pci contesta l’interpretazione secondo cui la Conferenza dei sindaci possa essere convocata sulla base della disponibilità dell’assessora regionale Monia Monni, anziché dai presidenti secondo quanto previsto dalle norme. Il partito critica inoltre l’assenza dei sindaci e della Cgil a una riunione che, stando alla ricostruzione contenuta nella nota, avrebbe dovuto servire a costruire un percorso condiviso.

Per Cioni e Gasperi, la vicenda sarebbe nata senza un adeguato coinvolgimento delle istituzioni locali e delle parti sociali. Le successive prese di posizione, alcune poi smentite, e le assenze registrate tra gli amministratori rischierebbero di indebolire il territorio. Il Pci sostiene che una provincia divisa renderebbe più difficile difendere i servizi, mentre altri territori potrebbero contare su una maggiore compattezza politica e sul peso dei rispettivi ospedali.

La nota richiama infine le dichiarazioni dell’assessora Monni, secondo cui le urgenze nei presidi ospedalieri minori non sarebbero interessate dal riassetto. Il Pci considera questa eventualità una possibilità di revisione del progetto, ma chiede che le garanzie vengano messe nero su bianco. L’attenzione è ora rivolta alla Conferenza dei sindaci del 25 settembre, dalla quale il partito si attende una linea comune sulle future scelte sanitarie del territorio.