Fabrizio Rossi, deputato grossetano di Fratelli d’Italia, interviene nel confronto sulla sperimentazione relativa al limite degli alunni stranieri nelle classi. La presa di posizione arriva dopo le critiche espresse dalla Cgil di Grosseto, che aveva sollevato dubbi sugli effetti della misura sulle scuole della Maremma, delle Colline e dell’Amiata.
Secondo Rossi, le preoccupazioni del sindacato sarebbero infondate e alimenterebbero un clima di allarmismo. Il parlamentare sostiene che il provvedimento non comporti lo svuotamento o la chiusura dei piccoli plessi e contesta l’ipotesi di conseguenze negative per la rete scolastica del territorio.
Il limite previsto dalla misura
Nel ricostruire i contenuti della disposizione, Rossi afferma che il limite del 30% non riguarderebbe tutti gli studenti stranieri, ma esclusivamente quelli di prima immigrazione o privi di una conoscenza minima della lingua italiana. La soglia, secondo il deputato, non si applicherebbe invece agli alunni nati in Italia o già in grado di comprendere e utilizzare l’italiano.
La finalità indicata dal parlamentare sarebbe quella di tutelare l’attività didattica e favorire un percorso di integrazione più efficace, evitando la formazione di classi ad alta concentrazione di studenti non italofoni. Rossi sostiene che una situazione di questo tipo possa rendere più complesso l’apprendimento sia per gli alunni stranieri sia per il resto della classe.
Nessun ridimensionamento, secondo Rossi
Tra gli altri elementi richiamati dal deputato figurano l’obbligo per i genitori degli alunni con gravi difficoltà di inserimento di imparare l’italiano e il divieto di burqa e niqab negli istituti scolastici. Anche in questo caso, Rossi presenta le misure come strumenti collegati al rafforzamento della conoscenza linguistica e al rispetto delle regole all’interno della scuola.
Il rappresentante di Fratelli d’Italia nega inoltre che il provvedimento preveda tagli al personale o chiusure dei plessi. A suo dire, la misura non inciderebbe sul dimensionamento scolastico e includerebbe risorse e percorsi specifici per potenziare l’insegnamento della lingua italiana e sostenere l’autonomia degli istituti.
Nel finale del suo intervento, Rossi accusa la Cgil di utilizzare la questione per una contrapposizione politica e ribadisce che, a suo giudizio, l’integrazione debba passare dalla conoscenza dell’italiano, dal rispetto delle regole e dalla tutela dell’identità culturale. La discussione resta quindi concentrata sugli effetti concreti della sperimentazione sulle scuole della provincia di Grosseto e sull’equilibrio tra inclusione, organizzazione delle classi e qualità dell’insegnamento.