Due imprenditori di Grosseto, marito e moglie, sono stati arrestati nell’ambito dell’operazione Border line, condotta dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri. La coppia è accusata di concorso in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il procedimento nasce da un’indagine della Procura della Repubblica avviata dopo alcune denunce presentate nel 2024.
Le promesse di lavoro e i pagamenti
Secondo l’ipotesi accusatoria, i due avrebbero reclutato cittadini extracomunitari, soprattutto di nazionalità marocchina, direttamente nei Paesi d’origine. A ciascuno sarebbe stato chiesto un importo fino a 10mila euro, in cambio della promessa di un impiego, della documentazione necessaria per entrare in Italia e di un permesso di soggiorno di lunga durata.
Una volta arrivati, però, i lavoratori si sarebbero trovati di fronte a impieghi fittizi. Sempre secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbero dovuto versare circa 250 euro al mese per gli alloggi messi a disposizione dagli stessi indagati e fino a 1.000 euro in contanti per ottenere buste paga false, necessarie a sostenere la richiesta di rinnovo del titolo di soggiorno.
La documentazione acquisita
Nel corso degli accertamenti sarebbe emersa una contabilità parallela, costituita da agende e appunti manoscritti. Gli investigatori avrebbero inoltre individuato contratti di fornitura di manodopera risultati falsi. Il bilancio dell’inchiesta parla di 31 ingressi illegali e 22 visti irregolari accertati.
La vicenda è stata commentata da Paolo Rossi, segretario della Flai Cgil di Grosseto, secondo il quale il caso confermerebbe lo sfruttamento della manodopera straniera nella provincia, non soltanto nei campi ma anche attraverso l’uso distorto del Decreto flussi. Il sindacalista ha parlato di un sistema nel quale aziende prive di terreni e intermediari trarrebbero profitto dalla gestione della manodopera e ha richiamato il lavoro già svolto con le Prefetture di Grosseto e Siena per il protocollo Codice etico Agricoltura.
Per la Flai Cgil, oltre all’intervento delle forze dell’ordine, servono controlli più severi sulle procedure di ingresso, una white list effettiva delle imprese e un collocamento pubblico dei lavoratori stranieri, affiancato da mediatori culturali. L’obiettivo indicato è ridurre lo spazio per chi specula su permessi di soggiorno e contratti di lavoro fittizi.
Il sindacato chiede infine che alle persone coinvolte venga garantita tutela e possibilità di reinserimento lavorativo, anche considerando il fatto che alcune di loro hanno scelto di denunciare. Secondo Rossi, protezione e reinserimento possono contribuire a contrastare la paura di perdere il permesso di soggiorno, una condizione che rischia di lasciare i lavoratori esposti al ricatto degli intermediari e dei caporali.