Allarme climatico

Ombrone più sicuro, ma il caldo mette in crisi la Maremma

Consorzio, Lamma e Parco analizzano siccità, piogge intense e conseguenze locali.

Ombrone più sicuro, ma il caldo mette in crisi la Maremma

Da possibile minaccia a corso d’acqua più controllato. A quasi sessant’anni dall’alluvione del 4 novembre 1966, quando l’Ombrone ruppe gli argini, il fiume viene considerato oggi meno pericoloso grazie agli interventi realizzati per la sicurezza dell’alveo e delle sponde. Il nuovo fronte di preoccupazione per il territorio maremmano è però rappresentato dall’aumento delle temperature e dagli effetti dei cambiamenti climatici.

Il bilancio di un’estate estrema

Il tema è stato affrontato nella Giornata mondiale dei fiumi, ospitata nella storica centrale di San Martino durante la conferenza Dalla crisi dell’acqua all’Atlante delle Rive. L’iniziativa è stata promossa dal Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud insieme all’associazione Kansassìti – Mediateca Digitale della Maremma.

Nel trimestre giugno-agosto il territorio ha registrato 79 giorni con temperature superiori ai 30 gradi, dei quali 17 oltre i 36. Sono state inoltre 71 le giornate con temperature minime sopra i 22 gradi. Per il presidente del Consorzio, Federico Vanni, i dati impongono di programmare nuove opere e strategie per affrontare le difficoltà che già stanno interessando l’agricoltura.

Vanni ha richiamato la necessità di individuare risorse e soluzioni condivise per il futuro, citando anche la piccola centrale idroelettrica realizzata nel 1959, utilizzata per ridurre i costi delle idrovore. Tra gli interventi indicati rientrano le opere per la gestione delle acque reflue e la possibilità di realizzare invasi capaci di conservare la risorsa idrica.

Il rischio del cuneo salino

Il problema riguarda anche l’avanzata del cuneo salino. Quando la portata dell’Ombrone diminuisce, l’acqua dolce scorre verso valle con maggiore difficoltà e quella salmastra può risalire più facilmente. Secondo il presidente del Consorzio, un invaso garantirebbe una maggiore spinta d’acqua dolce verso il fiume, contribuendo a contrastare il fenomeno.

Roberto Costantini, responsabile della sede grossetana del Consorzio Lamma, ha definito l’estate appena trascorsa una delle più calde, per la durata delle giornate con temperature elevate e per la frequenza delle notti tropicali. Il riferimento è anche all’estate del 2003: condizioni che un tempo erano considerate eccezionali, ha spiegato, tendono a diventare sempre più frequenti.

Non è soltanto l’aumento del caldo a modificare gli equilibri. La quantità complessiva di pioggia, secondo Costantini, resta simile a quella registrata in passato, ma cambia la distribuzione: le precipitazioni si concentrano in periodi più brevi e possono avere un’intensità maggiore, con conseguenze sul sistema idrologico.

Anche il Parco della Maremma, attraversato dall’Ombrone per 12 chilometri, ha registrato effetti sul periodo estivo. Il presidente Simone Rusci ha segnalato una flessione dei flussi turistici, collegandola ai cambiamenti climatici, ma ha invitato a interpretarla come un possibile stimolo per riorganizzare l’offerta. Il Comune di Grosseto ha confermato l’attenzione alla collaborazione istituzionale. Dopo decenni di interventi per ridurre il rischio di esondazioni, il confronto sul fiume si concentra ora soprattutto sulla gestione dell’acqua e sulle conseguenze del clima più caldo.