Il Comitato Fonteblanda e Talamone per Magliano accusa il Comune di Orbetello di aver accumulato ritardi, passaggi amministrativi contraddittori e occasioni mancate. In un comunicato, il gruppo richiama quattro vicende relative alla spiaggia del Cannone, al porto di Talamone, alle Terme dell’Osa e alla Rocca di Talamone, sostenendo che gli atti pubblici evidenzino difficoltà nella gestione delle pratiche e nella realizzazione degli interventi.
La frana e il porto
Il primo caso riguarda la spiaggia del Cannone, dove, dopo le piogge del febbraio 2025 e la dichiarazione dello stato di emergenza, si è verificata una frana sulla scarpata sovrastante. Secondo il Comitato, il Comune ha acquisito il 17 aprile uno studio da 520.000 euro per la messa in sicurezza, ma avrebbe trasmesso la documentazione al Genio Civile soltanto l’8 maggio, oltre la scadenza regionale del 30 aprile prevista per la richiesta dei finanziamenti. Il 15 maggio l’ufficio avrebbe comunicato che il portale era ormai chiuso. Il gruppo collega a questo passaggio la perdita del finanziamento e la successiva chiusura dell’accesso libero al mare, disposta con l’ordinanza n. 124 del 19 maggio 2025.
Al centro della seconda contestazione c’è il porto di Talamone. Il Comitato ricorda che il Consiglio comunale, con la delibera n. 68 del 21 dicembre 2023, aveva approvato uno studio che indicava nella Società di trasformazione urbana uno strumento per mantenere un ruolo pubblico nell’intervento. Pochi mesi dopo, con la delibera di Giunta n. 214 del 10 luglio 2024, l’amministrazione avrebbe avviato una procedura di concessione demaniale su iniziativa privata. La ricostruzione cita quindi le decisioni del Tar Toscana e del Consiglio di Stato, quest’ultima indicata come sentenza n. 935/2026, che avrebbero annullato gli atti per questioni legate al rischio idraulico, alla genericità del parere comunale e al contrasto con precedenti delibere. Per il Comitato, l’esito è un iter da ripartire e il Comune condannato alle spese legali.
Terme e patrimonio pubblico
La terza vicenda riguarda le Terme dell’Osa. Il gruppo ricorda che il progetto di recupero del complesso risale a un bando approvato nel 2001 e che l’area termale è rimasta presente negli strumenti urbanistici e nel Documento unico di programmazione, senza però tradursi in un piano operativo. Viene inoltre richiamata la sentenza del Tribunale di Grosseto n. 227 del 2020, con la quale il Comune sarebbe stato condannato a pagare 648.294,91 euro alla società Complesso termale dell’Osa. Secondo il Comitato, l’appello deciso dalla Giunta sarebbe stato notificato oltre i termini e poi abbandonato. La Corte dei Conti della Toscana, con deliberazioni del 2025, avrebbe segnalato criticità nella gestione della causa. Il comunicato cita anche 40.953,20 euro di spese tecniche sostenute tra il 2019 e il 2022 e sottolinea che, a fronte della scadenza della concessione nel 2028, non risulterebbero ancora progetto, finanziamento o gestore.
L’ultimo punto riguarda la Rocca di Talamone e il protocollo d’intesa approvato dalla Giunta il 15 settembre 2026 con Agenzia del Demanio e Guardia di Finanza. Il documento prevede la messa a disposizione dell’edificio comunale ex Omni in attesa di una possibile permuta. Il Comitato sostiene però che gli immobili statali da trasferire non siano ancora individuati né stimati e che il testo non citi espressamente la Rocca. Per il gruppo, l’atto garantirebbe quindi al Demanio l’utilizzo immediato dell’immobile comunale, lasciando invece senza scadenze vincolanti l’eventuale trasferimento di altri beni. Il comunicato conclude chiedendo maggiore responsabilità nella gestione del patrimonio e delle opere pubbliche, sostenendo che ritardi e contenziosi abbiano prodotto ricadute negative per la comunità di Talamone e Fonteblanda.