Settore ittico

Pesca, la marineria grossetana teme nuove restrizioni Ue

Il piano WestMed prevede per il 2027 meno giornate operative nel Mediterraneo occidentale; Federpesca chiede ascolto e programmazione.

Pesca, la marineria grossetana teme nuove restrizioni Ue

La marineria grossetana guarda con preoccupazione alla proposta europea che potrebbe introdurre nuove limitazioni all’attività di pesca nel Mediterraneo occidentale. A contestare il documento è Roberto Manai, rappresentante regionale di Federpesca e originario di Castiglione della Pescaia, secondo cui le misure rischiano di aggravare la crisi delle imprese del comparto.

La proposta per il 2027

Al centro della reazione c’è la relazione approvata il 12 ottobre dalla Commissione pesca del Parlamento europeo. Il documento, nell’ambito del piano WestMed, prevede per il 2027 un’ulteriore riduzione delle giornate di attività nel Mediterraneo occidentale. La decisione finale sulle regole dovrà essere assunta a dicembre dal Consiglio Agricoltura e Pesca.

Manai ricorda che alle imprese sono già state imposte, nel periodo compreso tra il 2020 e il 2025, riduzioni dello sforzo lavorativo superiori al 40 per cento. Dopo la possibilità di mantenere sostanzialmente invariate nel 2026 le giornate di pesca rispetto all’anno precedente, l’ipotesi di nuovi tagli ha riacceso le preoccupazioni lungo la costa maremmana.

Secondo il rappresentante di Federpesca, le aziende si trovano a fronteggiare una situazione economica sempre più difficile. Ai vincoli sull’attività si sommano l’aumento dei costi per carburante, reti e manutenzioni, gli adempimenti amministrativi e l’inasprimento delle sanzioni. Le imprese, sostiene Manai, non avrebbero strumenti adeguati per recuperare questi aumenti attraverso i prezzi di vendita.

Il confronto con le marinerie

La contestazione riguarda anche le motivazioni ambientali alla base delle politiche europee. Manai richiama il problema dell’inquinamento del Mediterraneo e la concorrenza delle flotte extracomunitarie, sostenendo che le nuove regole rischiano di penalizzare soprattutto le imprese italiane senza affrontare in modo efficace le cause della crisi.

Per Federpesca sarebbe necessario coinvolgere maggiormente gli imprenditori ittici nella gestione delle risorse. La proposta è destinare una parte dei fondi europei a verifiche scientifiche nelle aree marine locali e affidare alle associazioni di categoria la predisposizione di piani di pesca condivisi con i ricercatori. L’obiettivo indicato è costruire regole basate sulle condizioni effettive dei territori e sulla tutela della risorsa.

La preoccupazione riguarda infine i tempi delle decisioni. A fine ottobre 2026, osserva Manai, gli operatori non conoscono ancora con precisione le norme che dovranno applicare nella gestione delle aziende. Il rischio, secondo il rappresentante di Federpesca, è che le imprese non riescano a programmare il proprio futuro, mentre la prospettiva pluriennale viene considerata indispensabile per garantire la sopravvivenza delle marinerie.