Disabilità e urgenze

Dodici ore al pronto soccorso di Grosseto per un paziente autistico

La denuncia della madre: il protocollo dedicato ai fragili non sarebbe stato attivato durante l’attesa per la Tac.

Dodici ore al pronto soccorso di Grosseto per un paziente autistico

Una madre denuncia le difficoltà affrontate al pronto soccorso di Grosseto durante l’assistenza al figlio, un ragazzo autistico di 25 anni, colpito da un malessere attribuito a un possibile attacco di calcoli renali e legato a una patologia pregressa delle vie urinarie. La vicenda, raccontata in una lettera inviata alla redazione, riguarda la notte tra il 3 e il 4 novembre.

Il giovane, secondo quanto riferito dalla madre, era stato preso in carico inizialmente al pronto soccorso di Follonica intorno alle 4. Successivamente era stato trasferito a Grosseto, dove sarebbe arrivato verso le 7 con un verbale contenente le prime terapie e l’indicazione della sua condizione autistica. La donna sostiene di aver segnalato esplicitamente il dato all’accettazione, ricordando l’esistenza di un protocollo dedicato ai pazienti con disabilità in situazioni di emergenza e urgenza.

La segnalazione della famiglia

Nella lettera viene richiamato il precedente Codice Argento, indicato in una cartella del pronto soccorso risalente all’ottobre 2019, e la successiva denominazione di Codice Oro. La madre riferisce che, nel gennaio 2026, alcuni articoli della stampa locale avevano descritto il protocollo come uno strumento di supporto per persone con disabilità grave ed esigenze particolari, affiancato al percorso Pass per la diagnostica.

La donna racconta però che, durante l’accesso a Grosseto, il codice non sarebbe stato attivato. A suo dire, il figlio avrebbe trascorso circa 12 ore su una sedia, in un ambiente affollato e rumoroso, mentre attendeva gli accertamenti. Dopo essere rimasto a digiuno e aver manifestato un crescente stato di stress, il ragazzo avrebbe avuto diversi momenti di frustrazione, che la madre afferma di aver cercato di gestire anche in uno spazio più riservato.

Intorno alle 17, la madre avrebbe chiesto l’intervento del facilitatore, segnalando le difficoltà del figlio. Secondo il suo racconto, solo in quel momento sarebbe stato chiesto al personale perché il Codice Oro non fosse stato attivato. Nonostante le rassicurazioni ricevute, sarebbero trascorsi altri trenta minuti prima della visita. La Tac sarebbe stata quindi eseguita, ma i risultati, sempre secondo la lettera, avrebbero richiesto un’attesa ulteriore.

Gli accertamenti e il rientro

Dopo oltre 45 minuti dall’esame, il ragazzo avrebbe avuto un episodio di forte agitazione, lamentando la fame e la stanchezza e descrivendo la permanenza in ospedale come un sequestro personale. Solo a quel punto, riferisce la madre, la situazione sarebbe stata presa in carico con maggiore attenzione. Nel frattempo, però, l’urologo sarebbe andato via e gli ulteriori accertamenti sarebbero stati rinviati al giorno successivo anche a causa dello stato di alterazione del paziente.

La donna precisa che al figlio è stata somministrata una terapia antidolorifica, ma contesta l’assenza di quelle misure di assistenza e collaborazione che, a suo avviso, il Codice Oro dovrebbe garantire alle persone con disabilità durante un accesso in emergenza. La sua denuncia riguarda anche i tempi di attesa per la diagnostica in modalità Pass e la disponibilità, giudicata insufficiente, dei servizi socio-assistenziali a sostegno delle famiglie e dei caregiver.

La lettera si chiude con una domanda sull’effettiva applicazione dei protocolli previsti per tutelare dignità, salute e qualità della vita dei pazienti fragili. Il racconto della madre non contiene, nel testo ricevuto, una replica dell’ospedale Misericordia di Grosseto né una ricostruzione da parte dell’azienda sanitaria.