Il castagno, simbolo dell’Amiata, si propone come strumento per contrastare lo spopolamento delle aree interne e creare nuove opportunità economiche. Da questa convinzione nasce il protocollo d’intesa firmato presso l’Unione dei Comuni Amiata Grossetana tra l’Associazione nazionale Città del Castagno e Uncem, l’Unione nazionale dei Comuni, Comunità ed Enti montani. L’accordo, sottoscritto dal presidente nazionale di Uncem Marco Bussone e dal presidente dell’Associazione Lorenzo Fazzi, mira a mettere in rete istituzioni, associazioni e territori per sviluppare progetti dedicati alla valorizzazione della castanicoltura e delle montagne, con l’Amiata come territorio simbolo di questa sfida.
La castanicoltura rappresenta ancora oggi una delle principali risorse agricole e ambientali della zona: l’area castanicola si estende su oltre 5.100 ettari, di cui quasi 3.000 ettari destinati alla produzione di castagne e oltre 2.200 ettari di bosco ceduo. Più del 95% dei castagneti da frutto si trova sul versante grossetano, sebbene circa 850 ettari risultino oggi abbandonati, evidenziando le difficoltà delle aree montane.
“Non vogliamo accettare il declino delle aree interne”, ha dichiarato Lorenzo Fazzi. “Questo protocollo nasce per creare aggregazione e fare rete. Dopo gli accordi con Legambiente, ne seguiranno altri, anche con Slow Food, perché crediamo che solo unendo competenze e soggetti diversi si possano costruire progetti concreti e innovativi. Vogliamo parlare di un vero rinascimento del castagno, valorizzando la sua multifunzionalità e creando microeconomie che aiutino a mantenere vive le nostre comunità”.
L’associazione nazionale conta oggi circa 100 soci tra enti pubblici e privati ed è stata protagonista della lotta contro il cinipide galligeno, parassita che ha messo in crisi la produzione negli anni scorsi. Attualmente, le preoccupazioni si concentrano sul clima. “Abbiamo registrato una fioritura molto anticipata”, ha spiegato Fazzi. “Molto dipenderà dall’andamento di agosto”.
Bussone ha sottolineato il ruolo strategico dei boschi italiani, affermando: “L’Italia è un Paese forestale e dobbiamo sancire un nuovo patto per valorizzarlo. Il castagno non è solo tradizione: rappresenta un’agricoltura moderna, capace di generare economia, lavoro e nuova socialità. Le istituzioni devono essere protagoniste di questo percorso”. Secondo il direttore tecnico dell’Associazione Luigi Vezzalini, è fondamentale prendersi cura del patrimonio castanicolo: “Il castagno ha bisogno di manutenzione continua. Se vogliamo che continui a produrre, dobbiamo investire nella sua gestione e valorizzazione”.
Alla firma del protocollo era presente anche il deputato del Pd Marco Simiani, che ha rilanciato l’idea di una legge nazionale dedicata alla castanicoltura. “È importante che il sistema associativo riesca a fare massa critica”, ha affermato. “Da anni lavoro con altri colleghi per approvare una normativa nazionale che tuteli il settore e servono risorse adeguate. Il castagno non riguarda solo l’agricoltura, ma anche il turismo, il paesaggio, la cultura e l’identità delle nostre comunità”.