Memoria storica

A Grosseto l’omaggio a quattro militari internati

I riconoscimenti sono stati ritirati dai familiari nella sede prefettizia

A Grosseto l’omaggio a quattro militari internati

Oltre 640mila militari italiani furono internati in Germania dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 per aver rifiutato di aderire alla Repubblica sociale italiana e di arruolarsi nelle forze nazifasciste. Deportati e costretti ai lavori forzati, gli internati militari italiani rappresentarono una delle forme di opposizione al nazifascismo nel periodo successivo alla firma dell’armistizio.

Il riconoscimento ai familiari

Fra loro c’erano Dilio Bonari, Imolo Martini, Walter Martinini e Angiolino Pellegrini, scomparsi da anni e ricordati durante la cerimonia organizzata nella Sala degli Specchi della Prefettura di Grosseto. I familiari hanno ritirato le Medaglie d’onore dalle mani del prefetto Paola Berardino, in una giornata dedicata a chi sacrificò la propria libertà rifiutando l’arruolamento forzato.

Per Dilio Bonari ha ritirato il riconoscimento il nipote Mirko. Nato a Buonconvento l’8 ottobre 1922 e morto nel 2012, Bonari fu internato in un luogo non identificato, probabilmente Koenigsberg, nella Prussia orientale, dal settembre 1943 al settembre 1944. In seguito fu trasferito nel sottocampo di Bayreuth, in Baviera, dove rimase fino all’aprile 1945. Il nipote ha raccontato che non amava parlare di quella esperienza, perché aveva sofferto molto.

Le storie degli internati

Imolo Martini, nato ad Arcidosso il 6 febbraio 1922 e morto a Roccastrada nel 2017, fu internato nel campo di lavoro di Dresda dal 9 settembre 1943 al 25 ottobre 1945. La medaglia è stata ritirata dalla figlia Luana, che ha definito il riconoscimento importante per il futuro costruito anche grazie al sacrificio della generazione precedente.

Walter Martinini nacque a Milano il 27 novembre 1920 e morì a Ribolla nel 2009. Fu detenuto nei campi di lavoro di Düsseldorf-Derendorf e Opladen dal 9 settembre 1943 al 25 agosto 1945. A ritirare la medaglia è stato il nipote Cristian Prati, che ha ricordato i racconti del nonno, segnati dal dolore e dalla rabbia, ma anche dall’orgoglio per ciò che aveva fatto.

Angiolino Pellegrini, nato a Castiglione della Pescaia il 27 giugno 1920 e morto a Grosseto nel 1991, fu internato nello Stalag XX-A di Torun, in Polonia, dal 9 settembre 1943 al 12 ottobre 1945. La nipote Michela ha ritirato il riconoscimento e ha ricordato il coraggio del familiare, conservando ancora la sua gavetta.

Rivolgendosi ai parenti, il prefetto Paola Berardino ha sottolineato il valore della cerimonia e li ha invitati a essere orgogliosi di uomini che hanno testimoniato, con le loro scelte, il significato della libertà e della vita.