Quadro sociale

Grosseto, Inps: calano residenti e salari, cresce la precarietà

I numeri provinciali mostrano divari di genere, occupazione discontinua e maggiore ricorso al welfare.

Grosseto, Inps: calano residenti e salari, cresce la precarietà

Il Rendiconto sociale provinciale Inps 2025 restituisce un quadro segnato dal calo demografico, dalla debolezza dei redditi da lavoro e da un crescente ricorso alle prestazioni previdenziali e assistenziali. I principali indicatori relativi alla provincia di Grosseto sono stati resi noti dal presidente del Comitato provinciale dell’Inps, Ivano Viola, insieme a Cgil, Cisl e Uil.

La diffusione dei dati è avvenuta in forma sintetica dopo la sospensione del consueto percorso di presentazione dei rendiconti provinciali. Una circolare della direzione generale dell’Inps, emessa il 14 settembre, ha previsto il superamento degli eventi territoriali e la confluenza dei contenuti in un unico documento regionale. La pubblicazione integrale del rendiconto, secondo quanto riferito da Viola, non sarà resa disponibile come negli anni precedenti. Anche il Comitato regionale risulta sospeso dalle sue funzioni in attesa della definizione di un ricorso al Tar sulla rappresentanza.

Occupazione e divari salariali

I dati illustrati dai sindacati descrivono una provincia che continua a perdere popolazione nonostante il contributo dei flussi migratori. Nel mercato del lavoro, le assunzioni con contratto part-time rappresentano quasi il 40% del totale, mentre il tasso di disoccupazione scende dal 5,2% al 4,9% e quello di occupazione passa dal 70,9% al 70,4%. Per le organizzazioni sindacali, questi numeri mostrano che non è sufficiente misurare quante persone lavorano: occorre considerare anche la continuità dell’impiego e il numero effettivo di giornate lavorate, soprattutto in un territorio caratterizzato da stagionalità e lavoro a tempo parziale.

Il divario riguarda in modo particolare le donne. Secondo la Cgil, una lavoratrice dipendente del settore privato percepisce a Grosseto mediamente 68,7 euro al giorno, contro gli 89,4 euro di un uomo, con una differenza superiore al 23%. La distanza aumenta sul fronte previdenziale: le pensionate ricevono in media 1.055 euro al mese, mentre gli uomini arrivano a 2.110 euro. Il ricorso al part-time, spesso involontario, il lavoro di cura e le interruzioni di carriera incidono così sia sui redditi attuali sia sulle prestazioni future.

La Cisl segnala inoltre una marcata disuguaglianza rispetto ai livelli retributivi regionali e nazionali. Nel settore privato, le lavoratrici grossetane guadagnano mediamente il 12,6% in meno rispetto alla media toscana e il 16,8% in meno rispetto a quella italiana. Per gli uomini, il divario sale rispettivamente al 14,2% e al 19,5%. Le proiezioni annue teoriche indicano una differenza che può arrivare a 4.300 euro per le donne e a quasi 6.800 euro per gli uomini rispetto alla media nazionale, anche se il reddito realmente percepito dipende dalle giornate lavorate.

Ammortizzatori e assistenza

Il quadro del lavoro è accompagnato da un ampio ricorso agli strumenti di sostegno. Nel 2025 i beneficiari complessivi di Naspi, disoccupazione agricola e disoccupazione speciale sono stati 21.674. Le ore autorizzate hanno raggiunto 341.216 per la cassa integrazione straordinaria e 167.671 per quella ordinaria e i fondi di solidarietà.

Resta elevata anche la domanda di assistenza. Le prestazioni complessive tra indennità di accompagnamento e pensioni di invalidità civile sono state 12.745: 9.909 indennità di accompagnamento e 2.836 pensioni di invalidità civile. Per Cgil, Cisl e Uil, gli ammortizzatori rappresentano strumenti indispensabili, ma non possono sostituire politiche capaci di creare occupazione stabile, qualificata e meglio retribuita. Il rendiconto indica infine la necessità di intervenire sul lavoro femminile, sui servizi per l’infanzia, sulla precarietà e sulle disuguaglianze territoriali, in una provincia alle prese con l’invecchiamento della popolazione e con il rischio di povertà lavorativa.