Il 4 novembre 1966, mentre l’Ombrone rompeva gli argini e l’acqua avanzava verso il centro abitato di Grosseto, il sindaco Renato Pollini si attivò per avvertire la popolazione. Le prime ore dell’emergenza furono segnate anche dal confronto con la Prefettura, che inizialmente non riteneva imminente il pericolo con la stessa valutazione maturata in Comune.
Il confronto sull’allerta
A ricostruire quei momenti è Eva Pollini, figlia dell’allora primo cittadino, filologa e docente. Secondo il suo racconto, tra il Comune e gli altri enti ci fu una diversa percezione della gravità della situazione. Le esperienze tragiche già avvenute avevano portato l’amministrazione a ritenere probabile l’arrivo dell’ondata, ma l’allarme non poteva essere diffuso senza il via libera della Prefettura.
L’autorizzazione arrivò soltanto in seguito e alle 6 fu diramata l’allerta. Un’ora dopo arrivò la piena, lasciando al Comune un tempo molto limitato per avvisare i residenti. Eva Pollini ricorda la discussione tra il padre e il prefetto, ma sottolinea anche che in seguito il sindaco riconobbe la correttezza della decisione. Un avviso diffuso con troppo anticipo, infatti, avrebbe potuto provocare confusione e spingere le persone a mettere in salvo anche beni come le automobili, sottraendo tempo alle operazioni più urgenti.
Gli avvisi nelle strade
Renato Pollini si recò poi in via de Barberi insieme a don Franco Cencioni, utilizzando un mezzo per raggiungere la zona vicina all’argine. Qui il sindaco avvertì direttamente gli abitanti, invitandoli a spostarsi ai piani superiori. Un testimone lo avrebbe ricordato su un camion, con una sorta di impermeabile, mentre gridava di salire ai piani alti.
In seguito il compito di diffondere gli avvisi fu affidato a Omero Pucci, che attraversò la zona sud-orientale della città con un’automobile dotata di altoparlante. In questo modo gli abitanti dei piani terreni poterono mettersi in salvo salendo ai livelli superiori degli edifici. La comunicazione passava quindi attraverso la presenza fisica degli amministratori e gli annunci diffusi per strada, in assenza dei telefoni cellulari e dei sistemi di allerta immediata oggi disponibili.
Dal tetto dell’auto, Pucci ripeteva che l’Ombrone era uscito dagli argini. Il ricordo di quelle ore fu poi ripreso anche da Vittorio Donatelli, ex caposervizio de La Nazione, in un servizio pubblicato in occasione del decennale dell’alluvione. La testimonianza di Eva Pollini restituisce così il ruolo svolto dal Comune nelle prime fasi dell’emergenza e il difficile equilibrio tra la necessità di avvisare la popolazione e il rischio di generare panico.