La proposta di introdurre un tetto massimo agli studenti stranieri nelle classi riapre il confronto politico sull’integrazione scolastica. A intervenire è Laura Pranti, responsabile Istruzione del Partito Democratico della Federazione di Grosseto, secondo cui il tema dovrebbe essere affrontato partendo dal ruolo della scuola e dai principi costituzionali, non attraverso slogan elettorali.
Il richiamo alla Costituzione
Pranti richiama gli articoli 2, 3, 10 e 34 della Costituzione. In particolare, sottolinea che il principio secondo cui la scuola è aperta a tutti non riguarda soltanto i cittadini italiani o chi è nato nel Paese, ma ogni persona. Nella sua lettura, l’istruzione rappresenta uno degli strumenti principali per rendere effettive uguaglianza, libertà e partecipazione.
La responsabile dem contesta quindi un’impostazione che affronti la presenza degli studenti stranieri soprattutto attraverso quote e numeri. Regolare gli ingressi, osserva, è un diritto e un dovere dello Stato, ma governare il fenomeno significa affrontare i problemi senza trasformare l’immigrazione in un capro espiatorio o in uno strumento permanente di mobilitazione politica. Nel suo intervento vengono citati anche il carovita e l’aumento del prezzo dei carburanti, indicati come questioni sulle quali il Governo non starebbe dando risposte sufficienti.
Le esigenze del territorio
Il ragionamento viene collegato alla situazione della provincia di Grosseto, dove sono presenti plessi scolastici complessi, distribuiti su aree vaste e caratterizzati anche da una presenza significativa di alunni provenienti da famiglie di origine straniera. Per Pranti, in questi contesti la risposta non può limitarsi a una redistribuzione dei numeri: servono risorse, insegnanti, mediatori culturali e servizi.
La scuola, prosegue l’esponente del Pd, non è soltanto il luogo dell’apprendimento delle nozioni. È anche lo spazio nel quale bambini e ragazzi imparano la lingua, costruiscono relazioni, condividono regole e sviluppano un senso di appartenenza alla comunità in cui vivono. Per questo vengono espresse preoccupazioni per le scelte che potrebbero allontanare gli istituti dai territori, come l’accorpamento delle dirigenze scolastiche e la riduzione dei presìdi locali.
La conclusione dell’intervento è che, dove aumenta la complessità, le istituzioni dovrebbero garantire una presenza più forte e non arretrare. L’integrazione, sostiene Pranti, si costruisce quotidianamente nelle classi, nei corridoi, nei laboratori e nei quartieri, attraverso la conoscenza e il rispetto reciproco. Fissare limiti e percentuali, senza investire nell’educazione, rischierebbe invece di indebolire inclusione, coesione sociale e cittadinanza.