Il Pd di Grosseto interviene sull’inchiesta che ha portato all’arresto di un imprenditore e della moglie, accusati di avere sfruttato cittadini stranieri attraverso le procedure legate all’ingresso e alla permanenza in Italia. Secondo quanto riferito dal deputato dem Marco Simiani, ai migranti sarebbero stati chiesti fino a 10mila euro a persona, con la promessa di lavori che non sarebbero poi esistiti e condizioni di vita definite disumane.
Gabriella Capone, responsabile Legalità del Pd di Grosseto, sostiene che la vicenda ponga interrogativi non solo sulle responsabilità individuali, che dovranno essere accertate dalla magistratura, ma anche sul funzionamento dei controlli. Al centro, secondo il partito, ci sono la capacità delle istituzioni di prevenire gli abusi e la possibilità di rendere più trasparenti e verificabili le procedure.
Il nodo dei controlli
Nel suo intervento, Capone richiama altri episodi già emersi in provincia di Grosseto, legati a documentazione fittizia e richieste di denaro rivolte a cittadini stranieri. La dirigente dem cita anche un’indagine chiusa nel 2025 dalla Procura di Grosseto su presunti falsi contratti di locazione utilizzati per favorire pratiche relative ai permessi di soggiorno: in quel procedimento risultavano sei persone indagate.
Per il Pd, chi arriva in Italia alla ricerca di un lavoro e di una prospettiva può diventare vulnerabile a richieste di denaro, promesse di occupazione inesistenti e percorsi di sfruttamento. Da qui la richiesta di controlli più puntuali, maggiore collaborazione tra le istituzioni competenti e strumenti in grado di individuare per tempo le anomalie, tutelando allo stesso tempo le imprese che assumono regolarmente e i lavoratori stranieri che entrano legalmente nel Paese.
Le accuse alla destra
Simiani definisce la vicenda una dimostrazione di come la disperazione possa trasformarsi in terreno per attività criminali. Il deputato ringrazia le Forze dell’ordine per l’operazione e chiede strumenti efficaci per evitare che il Decreto flussi venga utilizzato per ottenere profitti ai danni dei migranti.
Il parlamentare attacca quindi il deputato di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi, accusandolo di avere reagito all’inchiesta con una lettura propagandistica e di avere chiamato in causa anche i medici e i Centri di permanenza per i rimpatri. La replica del Pd è che a Grosseto vi sarebbero decine di persone considerate vittime di un sistema che avrebbe lucrato sulla loro condizione.
Capone ribadisce infine che la magistratura dovrà accertare i fatti e le eventuali responsabilità, mentre alla politica spetta interrogarsi sulle procedure e proporre correttivi. La posizione espressa dal partito è quindi orientata a controlli più efficaci, percorsi verificabili e responsabilità definite, evitando che l’inchiesta venga trasformata in un processo politico anticipato.