Numeri e plessi

Scuola, la Cgil contesta il limite del 30% in provincia di Grosseto

Il sindacato teme effetti sui piccoli istituti dell’Amiata e delle Colline metallifere

Scuola, la Cgil contesta il limite del 30% in provincia di Grosseto

La proposta di applicare in modo più stringente il limite del 30% di alunni di origine straniera per classe alimenta la reazione della Cgil di Grosseto. Cristoforo Russo, responsabile scuola della Camera del lavoro, e Alessandra Vegni, segretaria della Flc, definiscono la scelta del Governo demagogica e pericolosa, sostenendo che la nazionalità degli studenti non possa essere utilizzata come strumento di iniziativa politica.

Il riferimento è alla soglia già prevista, come indicazione, dalla circolare Miur 2/2010. Il limite non costituisce al momento una legge ed è derogabile dagli Uffici scolastici regionali. Secondo i sindacalisti, un’applicazione obbligatoria avrebbe conseguenze molto diverse sul territorio: limitate lungo la costa della Maremma, ma potenzialmente rilevanti nelle aree interne, dove il numero ridotto di iscritti potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza di alcuni plessi.

I dati dei plessi scolastici

Le elaborazioni della Cgil, basate sui dataset Mim Open Data relativi all’anno scolastico 2024/25, indicano 35 plessi della provincia di Grosseto con una percentuale di alunni di nazionalità non italiana superiore al 30%. I dati sono riferiti ai singoli plessi e non alle classi. Tra i valori più elevati figurano la primaria di Prata, con il 72%, Boccheggiano con il 60,9%, Seggiano con il 56%, Monterotondo Marittimo con il 57,4% e le medie di Montieri con il 52,5%.

Altre percentuali significative riguardano Saturnia, dove la scuola secondaria di primo grado raggiunge il 50%, Castel del Piano con il 48% nella primaria e il 43,8% nelle medie, Castell’Azzara con il 45,2% nella primaria e Roccastrada con il 39,6%. Superano il 40% anche alcuni plessi di Cinigiano, Scansano e Arcidosso.

I timori del sindacato

Per Russo e Vegni, le ricadute più pesanti potrebbero concentrarsi nell’Amiata, nelle Colline metallifere e nello scansanese. La riduzione degli iscritti o la necessità di redistribuire gli alunni, spiegano, potrebbe portare alla chiusura o allo smembramento di alcuni plessi, con effetti sull’organico e sui posti di lavoro. I sindacalisti contestano inoltre l’ipotesi di trasferimenti forzati degli studenti, ritenendola lesiva del diritto allo studio.

La Cgil sottolinea poi che circa il 70% del milione di studenti stranieri residenti in Italia è nato nel nostro Paese. Per questi ragazzi, osservano Russo e Vegni, l’italiano è spesso la lingua madre e le difficoltà non possono essere ricondotte automaticamente alla cittadinanza. Le situazioni più complesse riguarderebbero invece gli alunni arrivati da poco o inseriti in contesti di particolare disagio.

Secondo i rappresentanti della Flc, gli insegnanti già organizzano gruppi di lavoro sulla base delle competenze linguistiche per sostenere l’apprendimento. La priorità, affermano, dovrebbe essere l’assunzione di personale, la stabilizzazione dei precari e il miglioramento delle retribuzioni, non la separazione degli studenti. Una distinzione fondata sulle condizioni economiche delle famiglie, concludono, rischierebbe di riproporre forme di classi differenziali.