Scontro politico

Polemiche sul progetto agrivoltaico da 20 megawatt

Partiti e comitati contestano consumo di suolo, legami societari e impatto paesaggistico

Polemiche sul progetto agrivoltaico da 20 megawatt

Il progetto per un impianto agrivoltaico a Ribolla, nel comune di Roccastrada, è al centro di una nuova mobilitazione politica e ambientale. L’iniziativa prevede una potenza di 20 megawatt, l’installazione di 36.828 moduli e l’occupazione di circa 25 ettari. La discussione, inizialmente legata agli effetti dell’intervento sul paesaggio e sulle aree agricole, si è allargata alla società proponente e ai suoi rapporti internazionali.

Il nodo della società proponente

Al centro del confronto c’è la Spv Energy 3 Srl, che secondo la ricostruzione del Collettivo Diritti in Palestina sarebbe riconducibile alla multinazionale israeliana Shikun & Binui. Il legame viene contestato dalle forze politiche e dai comitati, che chiedono di verificare la struttura societaria e i rapporti dell’azienda. Le accuse relative alla presenza della multinazionale in attività collegate agli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati sono state rilanciate nel dibattito pubblico, ma risultano attribuite dai promotori della protesta.

Il Partito democratico di Roccastrada ha chiesto un approfondimento prima di assumere decisioni definitive. La posizione espressa dal partito non costituisce un rifiuto generale delle energie rinnovabili: il Pd sostiene infatti che la transizione energetica debba tenere insieme gli obiettivi ambientali con le vocazioni agricole, paesaggistiche ed economiche del territorio. Il riferimento è anche alla necessità di evitare che la produzione energetica si traduca in speculazione o in una trasformazione non condivisa delle campagne.

I democratici hanno indicato come possibile alternativa l’area industriale del Madonnino, ritenuta più adatta a ospitare un impianto fotovoltaico di grandi dimensioni. La proposta prevede un intervento pubblico con la partecipazione di imprese private e, secondo quanto sostenuto dal partito, anche dell’azionariato popolare. L’obiettivo dichiarato è concentrare le nuove installazioni in zone già urbanizzate o produttive, riducendo la pressione sui terreni agricoli.

Le contestazioni sul consumo di suolo

Comitati e associazioni ambientaliste contestano più in generale la progressiva occupazione delle aree rurali. Secondo la loro ricostruzione, i diversi procedimenti avviati nella zona di Ribolla potrebbero interessare complessivamente oltre 230 ettari. La superficie indicata alimenta il timore di una modifica significativa del paesaggio e degli equilibri dell’economia agricola locale, oltre il singolo intervento presentato da Spv Energy 3.

Il cosiddetto Progetto Martello è inoltre oggetto di un ricorso davanti al Tar della Toscana, presentato dal Forum Ambientalista con il sostegno della Sentinella della Maremma e della Coalizione Tess. La vicenda giudiziaria si affianca così al confronto istituzionale e alle iniziative di protesta promosse sul territorio.

Rifondazione Comunista Toscana ha definito il progetto incompatibile con le proprie posizioni sulla politica israeliana e ha invitato alla mobilitazione organizzata dal Collettivo Diritti in Palestina a Ribolla. Anche Sinistra Italiana e Verdi Toscana hanno chiesto lo stop all’impianto, sostenendo che la Regione debba utilizzare gli strumenti disponibili per impedire attività ritenute incompatibili con i valori dell’ente. Il procedimento resta quindi intrecciato tra valutazioni ambientali, autorizzazioni, ricorso amministrativo e confronto politico sulla localizzazione delle energie rinnovabili.