Energia verde

Ribolla, il Collettivo chiede lo stop all’impianto agrivoltaico

La controllata di Shikun & Binui è al centro di una petizione con oltre 17mila adesioni e di un confronto istituzionale.

Ribolla, il Collettivo chiede lo stop all’impianto agrivoltaico

Il progetto per un impianto agrivoltaico da circa 20 megawatt a Ribolla, nel comune di Roccastrada, continua a suscitare reazioni politiche e istituzionali. L’iniziativa fa capo alla multinazionale israeliana Shikun & Binui, che intende realizzarla attraverso la controllata Spv Energy 3 Srl. Il Collettivo di Ribolla – Diritti in Palestina chiede ora che i rappresentanti regionali del territorio prendano posizione e intervengano per fermare l’iter.

La contestazione non riguarda soltanto gli aspetti energetici e agricoli dell’intervento. Al centro del dibattito c’è anche il profilo della società capogruppo, inserita nella banca dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani tra le imprese operative negli insediamenti nei territori palestinesi occupati. Su questo elemento il Collettivo fonda una parte della propria opposizione, sostenendo che la transizione ecologica non possa essere separata dal rispetto dei diritti umani.

La petizione e il fronte contrario

La mobilitazione ha portato alla raccolta di oltre 17mila firme per una petizione nazionale, sostenuta anche dalla relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese e dal cantautore Moni Ovadia. Gli attivisti chiedono l’applicazione degli strumenti normativi, anche internazionali, che a loro giudizio potrebbero consentire di bloccare il progetto, definito una possibile speculazione sul territorio maremmano.

La contrarietà all’impianto ha coinvolto esponenti politici di aree diverse. I consiglieri regionali Galletti, Rossi Romanelli del Movimento 5 Stelle e Falchi di Alleanza Verdi e Sinistra si sono schierati al fianco del Collettivo. Anche il consiglio comunale di Roccastrada ha espresso all’unanimità la propria contrarietà formale nell’ambito del procedimento autorizzativo.

Al fronte si è aggiunta la consigliera regionale del Partito democratico Lidia Bai, secondo la quale la transizione energetica non deve diventare un’occasione di speculazione e le istituzioni hanno il compito di tutelare il territorio da investimenti controversi. Il Collettivo sollecita però una presa di posizione anche da parte di Fabrizio Minucci, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, e di Leonardo Marras, assessore regionale alle Attività produttive ed ex sindaco di Roccastrada.

Il nodo del consumo di suolo

Secondo le associazioni mobilitate, che sarebbero più di 20 in Toscana, il caso solleva interrogativi sul futuro della pianificazione agricola e sul rischio che la Maremma diventi un’area di interesse per fondi esteri. Tra le preoccupazioni indicate figurano il consumo di suolo e la presenza di società prive, a loro giudizio, di un effettivo radicamento occupazionale nel territorio.

La richiesta degli attivisti è quindi rivolta alle istituzioni regionali e locali: fermare il progetto e verificare la compatibilità dell’intervento con la tutela delle campagne grossetane, con la pianificazione del territorio e con i principi richiamati nella mobilitazione. L’iter autorizzativo resta il terreno sul quale si confronteranno le diverse posizioni.