Vertenza industriale

Sol.Tiox, a Scarlino ripresa avviata ma la crisi non è chiusa

A nove mesi dal passaggio di proprietà, il sindacato registra obiettivi raggiunti, vendite sotto attesa e richiama tutela dell’organico.

Sol.Tiox, a Scarlino ripresa avviata ma la crisi non è chiusa

La Filctem-Cgil di Grosseto, insieme alle altre organizzazioni sindacali di categoria, ha incontrato la direzione di Sol.Tiox Srl per fare il punto sui primi nove mesi di attività dello stabilimento di Scarlino. Il sito industriale è ripartito dopo il subentro a Venator del gruppo Sol.Mar, in un contesto segnato dalla necessità di ricostruire le funzioni commerciali e gli acquisti di materie prime, precedentemente inseriti in una struttura multinazionale.

Produzione in linea con il budget

Durante l’incontro, l’azienda ha illustrato lo stato della transizione e i risultati raggiunti dopo la riattivazione del polo. Secondo quanto riferito dai sindacati, lo stabilimento ha affrontato positivamente la ripartenza nonostante un biennio di inattività, anche grazie alle competenze del personale. Dopo una prima fase con una sola linea operativa, l’attivazione del secondo forno ha consentito di avvicinare gli obiettivi produttivi fissati.

La produzione, sempre secondo i dati presentati dalla direzione, risulta in linea con il budget previsto. Parallelamente è iniziata la ricostruzione del portafoglio clienti, sia sul mercato italiano sia all’estero. Filctem-Cgil valuta positivamente il cambio di gestione e la filiera decisionale più corta, ritenendo che abbia favorito i rapporti con le istituzioni locali e accelerato il percorso di rilancio del sito.

Restano ritardi commerciali e incognite sui costi

Il sindacato sottolinea però che la crisi aziendale non può essere considerata superata. Sul fronte commerciale, le vendite risultano inferiori alle stime iniziali. Lo scostamento, legato anche a un obiettivo di partenza particolarmente ambizioso, dovrebbe essere recuperato dall’azienda entro il 2027. A pesare sono inoltre l’aumento dei costi e le tensioni geopolitiche internazionali, fattori che secondo la Filctem impongono una vigilanza costante sull’evoluzione industriale.

Tra le richieste avanzate al management c’è un impegno più deciso per consolidare il rilancio e procedere con l’attivazione del terzo forno. A questa scelta dovrebbe accompagnarsi il rafforzamento dell’organico, ritenuto già parzialmente al di sotto delle esigenze operative. Per il sindacato, il recupero dei livelli produttivi deve procedere insieme alla stabilità sociale e al ripristino dei livelli occupazionali precedenti alla crisi, sia per i dipendenti diretti sia per le imprese dell’indotto presenti nello stabilimento.

La Filctem esprime inoltre un giudizio favorevole sull’approccio annunciato dall’azienda per affrontare il problema degli stoccaggi e degli scarti industriali. Tra i progetti citati figura il sito dell’ex cava della Vallina, mentre viene considerata centrale la riduzione degli scarti attraverso investimenti nella produzione di gesso bianco di qualità, destinato alla vendita sul mercato. Il sindacato assicura che continuerà a monitorare le garanzie industriali e occupazionali, oltre allo sviluppo degli investimenti previsti nel polo del Casone.