La questione dell’impianto agrivoltaico previsto a Ribolla solleva forti polemiche legate a presunti legami con Israele. Rifondazione comunista toscana ha richiesto al presidente della Regione Eugenio Giani di bloccare l’iter autorizzativo per il progetto sviluppato dalla ditta Spv Energy 3. L’iter era iniziato dopo la presentazione del progetto per la realizzazione di un impianto da 20 megawatt. I parlamentari Marco Simiani e David Barontini dell’Amministrazione regionale si trovavano a Festambiente per un convegno sulla transizione ecologica quando sono stati informati della questione.
La preoccupazione principale di Rifondazione si basa su un dossier del Comitato diritti in Palestina, che ha rivelato che Spv Energy 3 è controllata dalla multinazionale olandese Shikun & Binui Energy B.V., riconducibile all’azienda israeliana Shikun & Binui. Quest’ultima risulta essere profondamente coinvolta nell’occupazione illegale dei territori palestinesi, come denunciato dal centro di ricerca Who Profits Research Center. Per questo motivo, il partito ha chiesto di interrompere immediatamente il progetto.
Posizioni e reazioni
Sia Barontini che Simiani mantengono un approccio cauto, affermando di aver bisogno di ulteriori informazioni prima di prendere una decisione. Barontini, ad esempio, ha dichiarato: “Posso esprimermi per quanto ne so in questo momento, ed è poco. Le richieste di autorizzazione energetica finiscono anche sulla scrivania del presidente Giani, che ha la delega all’energia”. Aggiungendo che non è ancora stata avviata alcuna discussione in Giunta poiché non è stata presentata formalmente la richiesta di autorizzazione.
La questione si complica se le voci riguardanti le origini dell’azienda dovessero essere confermate. Simiani ha affermato che, se tali interessi poco chiari dovessero emergere, “non è solo una responsabilità del presidente Giani, ma di tutto il Paese fermare lo sfruttamento illegittimo dei Paesi”. Egli ha sottolineato la necessità di bilanciare gli interessi economici con il rispetto delle norme etiche.
I timori del Movimento 5 Stelle
Anche il Movimento 5 Stelle ha espresso una posizione contraria al progetto, definendo “disgustosa” la possibilità di realizzare un impianto a favore di una multinazionale coinvolta in violazioni dei diritti umani. I rappresentanti del Movimento hanno annunciato la loro attivazione per contrastare l’iniziativa, a sostegno del sindaco di Roccastrada. Le prossime tappe importanti riguardano l’ottenimento dell’autorizzazione Scia, mentre la Regione si prepara a dare il via libero definitivo entro ottobre prossimo.