La povertà non va in ferie e, con l’estate, non diminuisce il bisogno di assistenza. A Grosseto la mensa della Caritas e il servizio di Abitare la notte continuano a garantire pasti alle persone in difficoltà, mentre resta aperto il tema dell’accoglienza notturna per chi non ha una sistemazione.
A fare il punto è don Enzo Capitani, direttore della Caritas, impegnato quotidianamente accanto alle persone che vivono situazioni di marginalità. Il sacerdote descrive il proprio ruolo come una presenza al fianco di chi chiede aiuto, senza porsi su un piano distante o di superiorità. Un’impostazione che, nelle sue parole, richiede di guardare alla persona prima ancora che alla sua condizione economica.
Circa cento pasti ogni giorno
Il numero delle richieste resta significativo anche nei mesi più caldi. In media vengono distribuiti circa 100 pasti al giorno, sommando quelli della mensa Caritas e quelli consegnati durante i giri serali di Abitare la notte. In una delle ultime uscite, i volontari hanno consegnato 57 pasti, mentre la mensa si attesta normalmente su circa 45 distribuzioni quotidiane.
Nel mese di agosto la preparazione dei pasti della mensa viene affidata a un servizio esterno, perché i volontari che svolgono il lavoro di cucina sono in famiglia. Il servizio dei cuochi volontari resta attivo, secondo quanto spiegato da don Enzo, dal primo settembre al 31 luglio. La distribuzione, però, non si interrompe e mantiene livelli sostanzialmente stabili rispetto all’inverno.
Per il direttore della Caritas, durante l’estate non si possono spegnere i riflettori sulle situazioni di bisogno. Le necessità delle persone non dipendono dal calendario e il pasto rappresenta spesso una delle richieste più immediate. Don Enzo sottolinea anche che non esistono persone destinate a restare povere per sempre: il superamento della condizione di difficoltà è possibile, anche se oggi i servizi non riescono ad accompagnare tutti fuori dal circolo della povertà.
Il dormitorio e i nuovi costi
Tra le questioni più urgenti c’è il dormitorio di Grosseto, attualmente chiuso. In vista del calo delle temperature, don Enzo afferma di non vedere l’avvio dei lavori necessari alla struttura e ritiene che, nelle condizioni attuali, il servizio non sia gestibile. Senza un intervento o una soluzione diversa, il rischio indicato è che la città resti senza dormitorio.
Secondo il sacerdote, una città non dovrebbe rinunciare a questo tipo di accoglienza, perché il livello di civiltà si misura anche nell’impegno rivolto alle persone più fragili. L’auspicio è che un’eventuale ristrutturazione preveda anche uno spazio destinato alle donne, così da ampliare la capacità di risposta del servizio.
Tra le altre carenze indicate ci sono i bagni pubblici, considerati un servizio essenziale per garantire condizioni minime di dignità e convivenza. A preoccupare è inoltre il possibile aumento delle bollette, che potrebbe aggravare situazioni familiari già complesse e spingere nuove persone verso il bisogno.
La riflessione finale di don Enzo riguarda il rapporto con chi chiede aiuto. La scrivania, osserva, non dovrebbe diventare una barriera: sarebbe necessario sedersi accanto alle persone e condividere, almeno idealmente, il loro punto di vista. In questo modo il limite può essere letto non come una colpa o una minaccia, ma come una condizione che richiede ascolto, accoglienza e umanità.