I Love Grosseto prende posizione sul futuro energetico e agricolo della Maremma, replicando alle valutazioni espresse da Legambiente sull’agrivoltaico. In un comunicato, la coalizione civica afferma di condividere l’obiettivo di trasformare il territorio in un laboratorio nazionale dedicato ad agroecologia, biodiversità, tutela del suolo e gestione dell’acqua, ma considera contraddittorio indicare nei pannelli installati sui campi una risposta ai problemi causati da caldo e siccità.
Secondo il gruppo, l’agrivoltaico può effettivamente garantire ombreggiamento alle colture, ridurre l’evapotraspirazione e limitare il fabbisogno irriguo. Gli stessi effetti, osserva però la coalizione, sarebbero ottenibili attraverso sistemi di agroforestazione e agricoltura rigenerativa. Il riferimento è alle alberate, alle colture promiscue, ai filari, alle siepi frangivento e ai boschetti aziendali che in passato caratterizzavano il paesaggio agricolo maremmano e che, viene sottolineato, sono stati in parte eliminati per agevolare l’impiego di mezzi agricoli più grandi.
Il confronto tra pannelli e agroforestazione
Nel comunicato viene tracciata una netta differenza tra la funzione di un pannello e quella di un albero. La struttura fotovoltaica, sostiene I Love Grosseto, produce ombra, mentre le piante contribuiscono anche a raffrescare il terreno, frenare il vento, trattenere acqua e nutrienti con le radici, aumentare la sostanza organica e sostenere la vita microbica del suolo. Alberi e siepi, inoltre, possono offrire habitat agli impollinatori, favorire la presenza di insetti utili e produrre frutti, foraggio, legna o biomassa.
La coalizione richiama anche i sistemi agroforestali e sintropici, basati sull’associazione di specie diverse, sulla copertura permanente del terreno e sulla successione ecologica. A suo giudizio, questi modelli rafforzano la resilienza degli ecosistemi agricoli e possono incidere sulla qualità delle produzioni. L’agrivoltaico, pur se progettato per mantenere l’attività agricola, viene invece descritto come un’infrastruttura che sottrae luce senza restituire fertilità e biodiversità.
Nel documento sono citati dati attribuiti a Ispra-Snpa: nel 2024 il fotovoltaico a terra avrebbe occupato 1.702 ettari, rispetto ai 420 del 2023 e ai 75 del 2021. L’80% delle nuove superfici, secondo il rapporto richiamato, sarebbe stato prima destinato all’agricoltura, rappresentando il 20,3% del nuovo consumo di suolo nazionale. La nota indica inoltre in 1.137 chilometri quadrati la disponibilità potenziale di tetti e coperture già edificate.
I Love Grosseto sostiene che in una regione dove gli impianti a terra incidono per il 12% sul consumo di suolo, nella provincia il dato arriverebbe al 60%. La spiegazione indicata è economica: se l’affitto di un terreno per la produzione energetica garantisce ricavi molto superiori a quelli agricoli, i canoni aumentano e l’accesso alla terra diventa più difficile per i giovani agricoltori. La coalizione teme inoltre una concentrazione della proprietà e una coltivazione mantenuta soltanto come adempimento formale previsto dai contratti.
Le proposte per il territorio
Il confronto con Legambiente riguarda in particolare la nota diffusa il 20 agosto dal responsabile Angelo Gentili, nella quale, secondo il comunicato, vengono indicati tra i benefici dell’agrivoltaico l’ombreggiamento, la minore evapotraspirazione e la riduzione dei danni provocati dalle alte temperature. I Love Grosseto ricorda anche la priorità assegnata al fotovoltaico su tetti, aree industriali e superfici già trasformate, pur contestando l’idea che queste soluzioni non siano sufficienti.
La coalizione richiama infine l’articolo 5 del decreto Agricoltura e la sentenza n. 127 del 16 luglio 2026 della Corte costituzionale, citata come conferma della legittimità del bilanciamento tra sviluppo delle rinnovabili e tutela dei terreni agricoli. Nel testo si precisa che il divieto riguarda i moduli a diretto contatto con il suolo, lasciando aperta la possibilità di configurazioni sopraelevate.
Per la Maremma, la proposta indicata è duplice: concentrare la produzione energetica su tetti di capannoni, tettoie, aree compromesse, cave dismesse e siti da bonificare, promuovendo anche comunità energetiche locali; sul fronte agricolo, investire invece nel reimpianto di siepi, filari e frangivento, oltre che nei sistemi agrosilvopastorali e nella formazione tecnica. Il gruppo annuncia l’intenzione di tradurre queste indicazioni nel Piano operativo comunale, chiedendo di censire prima le coperture disponibili e di sostenere le infrastrutture verdi aziendali.