Sanità maremmana

La Uil contesta i tagli alla chirurgia negli ospedali periferici

Il sindacato denuncia una riduzione da 155 a meno di 60 unità e chiede un confronto istituzionale

La Uil contesta i tagli alla chirurgia negli ospedali periferici

La Uil provinciale di Grosseto contesta il ridimensionamento dell’offerta chirurgica e chiede una revisione del progetto di riorganizzazione sanitaria. In una nota firmata da Gianni Baiocco, Federico Capponi, Sergio Lunghi e Luciano Fedeli, il sindacato sostiene che la riduzione dei posti letto stia penalizzando soprattutto gli ospedali territoriali e le aree più lontane dal capoluogo.

Il ridimensionamento dei reparti

Secondo i dati citati dall’organizzazione sindacale, l’area di chirurgia generale nella provincia è passata dai 155 posti letto del 2010 a meno di 60 attuali. La Uil collega il calo al più ampio ridimensionamento regionale, che avrebbe comportato una diminuzione di circa 2.500 posti letto. In Toscana, sempre secondo i numeri richiamati nella nota, la riduzione media dei posti letto chirurgici sarebbe stata del 34%, mentre nel Grossetano avrebbe superato il 60%, arrivando al 63%.

Il sindacato sostiene che la contrazione abbia contribuito all’allungamento delle liste d’attesa e che la situazione si aggravi nei mesi estivi. Durante la pausa estiva, infatti, la diminuzione del personale determinerebbe un’ulteriore riduzione, pari a circa il 30% della disponibilità dei posti letto all’ospedale Misericordia. La Uil interpreta questi dati come il risultato di una scelta orientata prevalentemente al contenimento della spesa, più che di una riorganizzazione complessiva dei servizi.

Il timore per i presidi territoriali

La strategia descritta nella nota punterebbe a concentrare le attività chirurgiche sul presidio del Misericordia, lasciando agli ospedali di Massa Marittima, Orbetello e Castel del Piano un ruolo limitato agli interventi di minore intensità. Per la Uil, questo assetto rischia di indebolire ulteriormente i presidi periferici, con conseguenze sull’accesso alle cure nelle zone più estese e fragili della provincia.

Tra i temi sollevati dal sindacato ci sono anche le Case di Comunità, che vengono descritte come strutture spesso semivuote e con una presenza insufficiente di medici. La Uil cita in particolare le realtà di Monte Argentario e Follonica e ritiene che, nelle condizioni attuali, non siano ancora in grado di rappresentare un’alternativa efficace all’assistenza ospedaliera.

La Uil nega inoltre di essere stata coinvolta nella riorganizzazione, respingendo come prive di fondamento le ricostruzioni in questo senso. I rappresentanti chiedono l’apertura urgente di un tavolo tra Regione Toscana, Asl Sud Est, sindaci e organizzazioni sindacali per ridisegnare l’offerta sanitaria. L’obiettivo indicato è mantenere una rete di servizi capace di rispondere alle esigenze dei cittadini e degli operatori, evitando che la concentrazione delle attività produca ulteriori disagi nelle aree periferiche.