Il dibattito sull’agrivoltaico in Maremma arriva in Consiglio regionale. Al centro dell’iniziativa c’è il progetto denominato Ribolla, insieme ad altri impianti in corso di valutazione in Toscana e promossi da società riconducibili al gruppo israeliano Shikun & Binui Ltd.
A chiedere un approfondimento è Lorenzo Falchi, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha annunciato il deposito di un’interrogazione alla Giunta regionale. L’obiettivo è sollecitare verifiche sui legami societari della società proponente e sul rispetto degli obblighi derivanti dal diritto internazionale.
Il confronto sul territorio
La discussione non riguarda soltanto la collocazione degli impianti e i loro possibili effetti su paesaggio, agricoltura e territorio. A Ribolla, nel comune di Roccastrada, nei giorni scorsi si è svolta una manifestazione per sensibilizzare cittadini e istituzioni sulle conseguenze che il progetto potrebbe avere. Agli aspetti urbanistici e ambientali si è così aggiunto il tema della responsabilità delle aziende coinvolte negli interventi.
Secondo quanto riferito dal consigliere regionale, la società che ha proposto l’impianto sarebbe riconducibile a Shikun & Binui. Il gruppo compare nella banca dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, l’Ohchr, relativa alle imprese coinvolte in attività connesse agli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.
La richiesta alla Giunta
Falchi precisa che Alleanza Verdi e Sinistra è favorevole alla transizione energetica e alla realizzazione di impianti agrivoltaici, ma ritiene che tale obiettivo debba essere perseguito nel rispetto del quadro internazionale. Nel suo intervento richiama in particolare il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024 sulla presenza israeliana nei territori palestinesi occupati.
L’interrogazione chiede quindi alla Regione di effettuare una verifica approfondita prima della conclusione dell’iter autorizzativo. L’accertamento dovrebbe riguardare i soggetti coinvolti e gli eventuali rapporti con attività ritenute incompatibili con gli obblighi derivanti dal diritto internazionale. La richiesta si inserisce nel confronto già aperto in Maremma sul progetto e sugli effetti che gli impianti potrebbero produrre sul territorio.