Emma Bonino è morta all’età di 78 anni, dopo un repentino peggioramento delle condizioni di salute che aveva reso necessario il ricovero nei giorni precedenti. Con la sua scomparsa il Paese perde una delle figure più note e anticonformiste della politica italiana, protagonista per decenni di battaglie sui diritti civili e di importanti incarichi istituzionali.
Il legame con Grosseto passa dal Premio Mario Monicelli – Libero Pensiero, che nel 2015 le venne assegnato nel capoluogo maremmano. La cerimonia si svolse il 23 luglio al Cassero Senese e il riconoscimento fu consegnato da Loriano Valentini, allora presidente della Fondazione Cultura.
La serata al Cassero Senese
Quell’appuntamento fu anche un’occasione di confronto sui temi della libertà, della dignità e della ribellione, elementi considerati in sintonia con la poetica di Monicelli. Bonino fu accolta dall’allora sindaco Emilio Bonifazi, dal curatore Mario Sesti e dall’attrice Sabrina Impacciatore. Nel corso della serata parlò del proprio percorso e delle battaglie che avevano segnato la sua attività pubblica.
Valentini ha ricordato l’evento come una serata molto partecipata. La scelta di premiare Bonino, ha spiegato, nasceva dal fatto che incarnava lo spirito del riconoscimento: una personalità irriverente ma giusta. Nonostante avesse già alcuni problemi di salute, l’ex ministra viene descritta come una persona gentile, affabile e ironica.
Dalle battaglie civili agli incarichi istituzionali
Nata a Bra nel 1948 e laureata all’Università Bocconi, Bonino trasformò una drammatica esperienza personale in una battaglia politica sull’interruzione di gravidanza. Nel 1974 contribuì alla nascita del Cisa insieme ad Adele Faccio e fu arrestata per disobbedienza civile. Due anni più tardi entrò in Parlamento, dando avvio a una lunga attività nelle istituzioni.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di governo e di vertice, tra cui quelli di ministra del Commercio internazionale, titolare della Farnesina e vicepresidente del Senato. Il suo impegno si è esteso anche oltre i confini italiani, con la presenza in aree di crisi come Ruanda e Somalia e con l’arresto a Kabul, nel 1997, dopo aver documentato la condizione delle donne afghane.
La sua figura è stata ricordata anche per la capacità di mantenere posizioni autonome rispetto agli schieramenti e per le alleanze costruite nel corso degli anni. Tra gli episodi citati figura la richiesta di scuse a Giovanni Leone nel 1998 e il rapporto con Papa Francesco. A Grosseto resta il ricordo di quella serata del 2015 e di una protagonista della vita pubblica italiana che il premio volle indicare come esempio di coerenza e indipendenza.