A Massa Marittima, in provincia di Grosseto, si riaccende il confronto politico sul costo della gestione dei rifiuti. Dopo l’acconto versato a giugno, il Comune prevede per ottobre 2026 una nuova rata relativa ai primi nove mesi dell’anno, necessaria per adeguare gli importi all’incremento dei costi del servizio.
Il maggiore fabbisogno
Per il 2026, il costo complessivo del ciclo dei rifiuti attribuito all’ente dall’Ato Toscana Sud ammonta a circa 2 milioni e 672mila euro. La differenza tra le tariffe applicate in precedenza e quelle approvate per l’anno in corso determina un maggiore fabbisogno quantificato in circa 826mila euro.
Di questa somma, circa 775mila euro saranno coperti attraverso la tariffa. La parte restante arriverà invece da risorse destinate alle perequazioni e ai bonus sociali. Per contenere l’impatto sugli utenti, il Comune ha inoltre stanziato 50mila euro di risorse proprie.
La ripartizione del carico prevede indicativamente il 55% a carico delle utenze domestiche e il 45% di quelle non domestiche, secondo i criteri stabiliti dalla normativa. L’incremento degli importi ha riportato al centro del dibattito anche il tema delle somme non riscosse dall’amministrazione.
La richiesta dell’opposizione
I consiglieri di opposizione Paolo Mazzocco e Sandro Poli, esaminando il rendiconto del solo 2025, avevano già segnalato crediti non riscossi per oltre 700mila euro. Una quota rilevante di questo importo, secondo quanto evidenziato dai due consiglieri, sarebbe riconducibile proprio alla tassa sui rifiuti.
Per conoscere nel dettaglio l’ammontare dei crediti, le somme recuperate, quelle eventualmente stralciate e le iniziative adottate contro l’evasione, Mazzocco e Poli hanno presentato una richiesta di accesso agli atti. Il Comune ha però negato l’accesso, richiamando questioni legate alla tutela della privacy e a direttive ministeriali.
Secondo l’opposizione, prima di aumentare ulteriormente il peso sulle famiglie e sulle imprese che versano regolarmente quanto dovuto, sarebbe necessario rafforzare il recupero delle somme non riscosse. Le risorse recuperate, sostengono i consiglieri, potrebbero contribuire a ridurre la tariffa e a intervenire sui costi del servizio.
Il tema, osservano ancora i rappresentanti della minoranza, non è nuovo. Nel giugno del 1998, durante una discussione in Consiglio comunale, l’allora sindaco Sani aveva già messo in guardia sulle possibili conseguenze del passaggio dalla tassa alla tariffa, richiamando il rischio di effetti penalizzanti per i cittadini in assenza di una significativa riduzione dei costi. A quasi trent’anni di distanza, tra rincari e difficoltà nella riscossione, la questione torna al centro del confronto politico di Massa Marittima.