Indagine fiscale

Superbonus, sequestrati 36 milioni per una presunta frode

L’accertamento riguarda una società e il suo amministratore: contestati importi gonfiati, opere non eseguite e agevolazioni indebite.

Superbonus, sequestrati 36 milioni per una presunta frode

Una presunta frode sui bonus edilizi, con oltre 40 milioni di euro di crediti d’imposta ritenuti inesistenti, ha portato al sequestro preventivo di più di 36 milioni. L’operazione è stata condotta dalla Guardia di finanza di Grosseto al termine di un’indagine del nucleo di polizia economico-finanziaria. Il provvedimento è stato disposto dal gip di Grosseto su richiesta della Procura e riguarda una società e il suo amministratore, entrambi indiziati, secondo l’accusa, di una presunta truffa ai danni dello Stato.

La verifica sul general contractor

L’inchiesta è partita da una verifica fiscale nei confronti di un general contractor, impresa che aveva assunto appalti per interventi di ristrutturazione edilizia. Nel giro di pochi anni la società avrebbe registrato una crescita rilevante del fatturato, arrivando a superare i 100 milioni di euro, e avrebbe sottoscritto contratti di appalto con 345 condomini e condòmini.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il meccanismo sarebbe stato fondato sulla successiva stipula di contratti di subappalto con le imprese incaricate dell’esecuzione materiale dei lavori. Gli interventi sarebbero stati affidati a prezzi notevolmente più bassi rispetto agli importi indicati nei contratti principali. La differenza avrebbe contribuito, secondo l’ipotesi accusatoria, a creare le condizioni per l’aumento dei benefici fiscali collegati agli interventi.

Gli importi delle opere sarebbero stati infatti gonfiati includendo anche costi non direttamente riconducibili alla loro realizzazione e, quindi, non agevolabili attraverso il Superbonus. Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato la contabilizzazione di materiali mai consegnati, lavori che non sarebbero stati eseguiti e interventi indicati come completati nonostante, secondo le verifiche, non lo fossero.

Crediti ceduti e compensazioni

Attraverso il sistema dello sconto in fattura, la società avrebbe generato crediti fiscali considerati inesistenti dalla Guardia di finanza. Una parte sarebbe stata ceduta a titolo oneroso a due operatori finanziari, consentendo all’impresa di incassare complessivamente oltre 36 milioni di euro. Altri crediti sarebbero stati invece utilizzati per compensare debiti nei confronti dell’erario.

Il sequestro preventivo supera i 36 milioni di euro e, secondo l’ipotesi investigativa, corrisponde ai crediti fiscali ceduti e successivamente monetizzati, oltre a quelli impiegati per compensare debiti tributari. Il procedimento è coordinato dalla Procura della Repubblica di Grosseto e vede al centro la società e il suo amministratore.

Le contestazioni si trovano allo stato nella fase delle indagini e non equivalgono a una responsabilità accertata. Saranno gli ulteriori sviluppi del procedimento e l’eventuale giudizio a stabilire la fondatezza delle accuse e le responsabilità dei soggetti coinvolti.